Insegnare il Nuovo umanesimo. Idee dal Seminario d’Abruzzo “La scuola a prova della nuova cittadinanza”

l 10 0ttobre una breve presentazione sulle attività di CVM da parte del Direttore dell’associazione,  Marian Lambert, ha dato l’avvio al Seminario che l’ONG  marchigiana svolge annualmente  in  Abruzzo. Quest’anno la sede dell’incontro, svolto nell’ambio del progetto Un solo mondo un solo futuro, è stata  l’Aula Magna dell’Università degli Studi de L’Aquila, gremita di persone. Il titolo del Seminario  “La scuola a prova  della nuova cittadinanza” e il programma hanno infatti richiamato un numero rilevante di ascoltatori. Al mattino trecento studenti del corso di Laurea in Scienze della Formazione e al pomeriggio centoventi docenti provenienti da tutto il territorio regionale hanno confermato l’esigenza di riflettere su una autentica riforma della scuola in linea con le indicazioni del sociologo francese Edgar Morin.

Questi è stato il punto di riferimento della relazione della professoressa Giovanna Cipollari, responsabile EAS di CVM. Bisogna educare ad  un “ Nuovo Umanesimo”: “Nuovo perché nel primo umanesimo non c’erano problemi che riguardavano tutta l’umanità, mentre oggi nel mondo globalizzato i problemi accomunano tutta l’umanità” (E. Morin). L’interdipendenza caratterizza le relazioni del III Millennio, eppure saperi frammentari e visioni etnocentriche sono ancora alla base di una cultura scolastica non adeguata a formare il cittadino planetario dei nostri giorni.

Nuovi abiti mentali devono sostenere una forma mentis del cittadino terrestre che deve avere uno spiccato senso critico. Soltanto la libertà di pensiero, garantita dalla corretta formazione, garantisce la realizzazione di autentici cambiamenti in grado di ripristinare la democrazia e la partecipazione delle nuove generazioni, chiamate ad affrontare le sfide della società globale. L’inquinamento, la sostenibilità ambientale, la difesa dei diritti umani, il fenomeno migratorio sono questioni che devono essere risolte con nuovi quadri concettuali che rendono il cittadino consapevole di essere “tutti in un punto”, tutti gli uni legati agli altri,  per cui o tutti insieme ci salveremo o tutti insieme perderemo. Il decentramento, l’empatia, la visione transcalare ed olistica, il dinamismo processuale che consente di uscire da visioni statiche devono essere le doti culturali di giovani attivi ed  impegnati nel sociale di contro la visione di una scuola separata dalla società e dalla pratica. Si tratta di avviare una rivoluzione pedagogica basata sulla riforma del pensiero,  sulla la revisione epistemologica  delle discipline e degli attuali libri di testo. A promuoverla  attraverso  una Ricerca- Azione c’è l’impegno di CVM, dell’Università abruzzese sede del Seminario e di una rete di scuole del territorio  legittimate dalla proposta dell’UNESCO, che ha costituito il filo roso dell’intera giornata seminariale.

Il Documento pedagogico UNESCO, emanato nel Maggio 2015, invita tutte le scuole del mondo a favorire una riforma della scuola i cui effetti  rifluiscano nella società civile in una sorta di anello ricorsivo in cui la riforma del pensiero riforma la scuola che, a sua volta,  riforma la società e viceversa. Ha concluso l’intervento della professoressa Giovanna Cipollari la contrapposizione tra la mappa del nuovo mondo fatta di interconnessioni e avvolta in una rete di relazioni tra i diversi spazi terrestri  e la carta politica del planisfero tradizionale appesa ancora nelle nostre aule. Qui anacronisticamente emergono in modo marcato rigide  frontiere di contro una realtà dei nostri giorni, in cui le demarcazione tra stati  stanno diventando sempre più plastiche, dinamiche e flessibili, in armonia col le istanze di una umanità che vive la terra come l’unica casa per tutti ed in cui la cooperazione e la solidarietà reciproca devono diventare l’orizzonte di ogni azione.

A seguire il professor Antonio Brusa, docente di didattica della storia all’Università di Bari, ha sostenuto la necessità della formazione di una mens critica degli allievi attraverso l’apprendimento – insegnamento della storia. La questione  tocca il problema di quale storia insegnare: se ricorrere ad una storia manualistica finalizzata alla formazione di una identità nazionale oppure ad una storia che suscita problemi, discussioni e interrogativi. Nell’atmosfera  del Seminario la domanda risulta ovviamente provocatoria e  retorica. Oggi occorre formare la mens critica dell’allievo che non deve apprendere in modo nozionistico   i “fatti”, ma ricostruirli usando l’abito mentale dello storico. A sostegno di questa tesi il professor Brusa ha attivato un laboratorio sull’uso dei documenti materiali ed iconografici. Il documento storico non va spiegato, ma va sottoposto all’attenzione degli allievi, perché essi lo interroghino e ne ricavino dati  interessanti per la ricostruzione di società e culture, perché il documento è qualcosa che fa vedere «ciò che non si vede». Alle domande di tipo strutturale poste di fronte ad un oggetto (matita, telefonino ecc …) si aggiungono quelle sulla funzione d’uso dell’oggetto stesso. In questo modo il documento diventa documento storico, in quanto rivela, scopre ciò che non è direttamente visibile. La matita, che strutturalmente è composta di legno, gomma e metallo,  palesa che la società sottesa dalla sua presenza fa riferimento alla presenza di legname, di alberi da gomma, di fabbriche e di miniere. La matita di per sé non è un documento storico, ma lo diventa  grazie all’ abilità  dell’allievo di porre domande. Il comportamento fondamentale dello storico è quello di osservare un oggetto, di sottoporlo all’analisi strutturale e funzionale e di ottener delle conoscenze su di una società che non vede direttamente. L’azione di scoperta è fondamentale e nasce dalla capacità di analisi di soggetti resi “autonomi” rispetto alla lettura del documento, tanto da poter acquisire una forma mentis critica nei confronti della narrazione storica. Con maestria il professor Brusa ha fatto diventare un astuccio una “valigia – museo” con cui lavorare in classe anche con bambini della primaria. Si mostrano monete, sassi, punte di lance e si invitano gli allievi a manipolare l’oggetto per ricavarne osservazioni utili alla “scoperta” del periodo di appartenenza. L’analisi della fonte iconografica ha guidato poi i presenti ad osservare i particolari di affreschi, quadri … Numerare i particolari di una immagine e favorire domande per arrivare ad ipotizzare un racconto storico è un altro metodo atto ad incentivare la grammatica delle immagini che consiste nell’ analizzare, raccontare una storia, interpretare, rivedere il racconto.

La ripresa pomeridiana, dedicata ai docenti, è stata coordinata dalla Dottoressa Antonella Nuzzaci. La Docente di  Didattica, Pedagogia speciale e Ricerca educativa del dipartimento di Scienze Umane dell’ Università dell’Aquila ha portato i saluti del rettore e ha introdotto i relatori. Il professor Brusa nella relazione “Storia e cittadinanza mondiale” ha presentato un curricolo sul problema della cittadinanza individuando quattro momenti chiave di riflessione: 1) in epoca romana, 2) nel 1648  con il Trattato di Westfalia, 3 ) nel 1848  con le rivoluzioni risorgimentali, 4) nel 1942 con il diffondersi del socialismo. Il caso di Roma fu probabilmente unico nell’antichità mediterranea. In un mondo di “cittadinanze esclusive”, quelle delle “polis” in primo luogo, Roma si caratterizzò fin dalle origini per la sua forte inclusività.. Da Westfalia nel 1648 si esce con un nuovo principio: gli abitanti legittimi di un territorio sono quelli che ne seguono le leggi. Nel 1848 la nuova risposta è che la cittadinanza appartiene a: “tutti quelli che parlano la stessa lingua e  hanno la stessa cultura”, come leggiamo ampiamente negli scritti dei nostri autori risorgimentali. Con rapidità, le democrazie occidentali nel 1942 aggiornano il proprio concetto di cittadinanza, ridefinita cittadinanza sociale. Il cittadino non deve essere solo libero di pensare, esprimersi, muoversi; ma ha diritto a essere istruito, a essere curato, ad avere  un’abitazione.  Negli anni 70 sono questi i diritti sacrosanti legati al Welfare. Oggi ciò sembra relegato ai margini dai tempi difficili attuali. Tuttavia la conoscenza di tale evoluzione è già, di per sé, un potentissimo strumento critico, che spazza via le interpretazioni sacralizzanti del concetto, le prese di posizione di principio. La storia ci dice chiaramente che il concetto di “cittadinanza” è stato ripetutamente modificato, secondo le teorie sociali e politiche e le necessità dei tempi e sta in tutti noi, in qualità di soggetti di questa fase storica, attivare politiche in linea con il riconoscimento di una Nuova Cittadinanza a misura della dignità incondizionata di ogni essere umano.

La seconda relazione del pomeriggio è stata quella del professor Paolo Orefice, Direttore della  Cattedra transdisciplinare Sviluppo umano e Cultura di pace degli Studi di Firenze. A lui il merito di aver illustrato le linee generali del Documento pedagogico dell’UNESCO (2015), che richiama l’attenzione su tre concetti fondamentali a base dell’Educazione: il pensare, il sentire e l’agire. Internet e i mass media in genere non si preoccupano del “pensiero” o meglio di “far pensare”. Diversamente l’attivazione della riflessione, della meta-cognizione, del pensiero critico è elemento strutturale dell’azione educativa. A tal fine si fa ricorso alle discipline in quanto esse hanno la capacità di trasformare i contenuti in concetti e questi – a loro volta – devono partire dalle  conoscenze, che hanno i ragazzi, perché la mancanza di una base sperimentale impedisce l’apprendimento di “saperi scientifici”. E’ importante “l’innesto” tra le loro conoscenze e gli schemi mentali delle discipline, in quanto queste consentono di consolidare un patrimonio culturale a sostegno di una autentica formazione critica. I saperi proposti dal Documento Unesco non si allontanano dai programmi scolastici, ma ci aiutano a saper pensare e a collegare quei saperi all’orizzonte di senso che è la costruzione di una società più giusta e rispettosa sia della dignità umana sia della stessa natura. L’elemento razionale non è da solo sufficiente a garantire la formazione in quanto l’uomo non è solo cervello ma anche corpo ed emozioni. L’educazione deve alimentare tutta la persona e quindi favorire riflessione e sentimento, mente e cuore. “Io penso ed io sento” sono le due facce di una stessa medaglia, che dirigono verso l’azione. Una didattica che parte dalla realtà, dagli allievi, dalle loro problematiche e conoscenze torna alla realtà attraverso un processo di trasformazione in grado di attivare effetti benefici per se stessi e per gli altri. La cittadinanza planetaria del Documento UNESCO viaggia attraverso cinque variabili interconnesse: gli obiettivi determinano i contenuti, la cui trasformazione in concetti e saperi scientifici richiede la revisione di tecniche, metodi e mezzi a misura della nuova cittadinanza.

L’educatore Guanciale Giorgio di CVM ha relazionato gli esiti del progetto  promosso da MIUR – MEACI “Un solo mondo e un solo futuro”: 17 Istituti Comprensivi abruzzesi e 1290 alunni hanno accettato la proposta CVM che ha garantito  la formazione di 193 docenti. Durante la settimana della Cooperazione gli eventi legati al progetto  sono stati seguiti da 2060 persone.

A chiusura del Seminario la professoressa Giovanna Cipollari ha richiamato i presenti alla necessità di continuare sulla via intrapresa. Il cambiamento è azione lenta e la stessa revisione dei curricoli richiede tempi lunghi, ma se la meta è giusta, essa deve essere comunque perseguita.. Quando “l’obiettivo è nobile, il fatto che possa o meno realizzarsi nell’arco della nostra esistenza o meno è irrilevante”(Dalai Lama). La proposta è quella di costituire una rete abruzzese che sperimenti, attraverso Unità di Apprendimento,  il curricolo UNESCO orientato alla costruzione del cittadino planetario, nell’obiettivo etico di promuovere la pace, il benessere per tutti e la sostenibilità.

 

Giovanna Cipollari – responsabile Eas CVM

la-scuola-a-prova-della-nuova-cittadinanza-768x1097