Indovina chi viene a scuola?

 

Anno scolastico 2015/2016

Discipline: Storia dell’arte, Italiano, Geografia, Storia, Inglese, Cittadinanza e costituzione

Tempi: 9 ore

Destinatari: classi seconde

Finalità e presentazione

La presente Unità d’apprendimento si basa sull’incontro con un esperto di icone originario della Romania. La scelta su quel paese dipende dal fatto che il padre di un’alunna frequentante il nostro istituto è un Pope ortodosso proveniente dalla Romania. Inoltre alcuni altri alunni iscritti sono originari di quel paese dell’Europa orientale.

Ci è sembrata un’occasione per arricchire la cultura degli studenti e nello stesso tempo farli confrontare con civiltà lontane, ma anche vicine a noi.

Obiettivi formativi

  • scoprire le tracce delle migrazioni recenti e antiche nella propria città.
  • saper riconoscere il patrimonio culturale e interculturale della propria città.
  • Prendere coscienza delle interconnessioni locale-globale;
  • saper decentrare il proprio punto di vista;

Obiettivi cognitivi

  • imparare a progettare
  • imparare ad apprendere.
  • sviluppare competenze sociali e civiche

Descrizione delle attività

Fase
Obiettivo
Discipline
Descrizione dell’attività
Organizzazione
Risorse
(materiali,
mezzi)
Metodi
Tempi
0
Presentare il lavoro che dovrà essere svolto
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia;
Inglese:
Storia dell’arte
Il docente propone il lavoro e la relativa tempistica
Gruppo classe
Lavagna
Lezione frontale
30 minuti
1
Verificare le conoscenze degli alunni sul Paese d’origine del testimone.
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia;
Inglese;
Storia dell’arte
Viene proiettata sulla LIM la carta geografica del Paese di provenienza e una serie di icone con relativa documentazione illustrativa sia in italiano sia in inglese, poi gli alunni intervengono per esporre le informazioni che conoscono. Poi tutte le nozioni sono scritte da ognuno sul proprio quaderno
Gruppo classe
LIM
Discussione guidata
2h
2
Individuare i mezzi con cui completare  le infomazioni sul Paese del testimone e sulle icone
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia;
Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni intervengono per formulare le loro proposte
Gruppo classe
Lavagna
Brainstorming
30 minuti
3
Raccogliere le informazioni sul Paese d’origine del testimone e sulle icone
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia;
Inglese; Storia dell’arte
Gli alunni a casa raccolgono informazioni sul Paese di origine dell’esperto e sulle icone. Parte delle informazioni dovranno essere in inglese
Individuale
Riviste, enciclopedie, internet
Attività di ricerca, selezione di materiali
Il lavoro sarà svolto a casa per un periodo di 10 giorni
4
Sapere selezionare le informazioni raccolte per ricavarne una relazione
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia; Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni a casa espongono in una relazione le informazioni raccolte
Individuale
PC
Attività di selezione ed esposizione
Gli alunni avranno una settimana per completare il lavoro
5
Preparare una intervista
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia; Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni a scuola si dividono in gruppi di tre e scrivono un elenco di domande da porre all’esperto. Le domande saranno anche tradotte in inglese
Gruppi
Fogli di quaderno
Attività di selezione e  scrittura
1h
5b
Riflettere criticamente sulle domande di una intervista
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia; Storia dell’arte; Inglese
Il docente legge le domande eleaborate da ogni gruppo e con gli alunni seleziona quelle che saranno poste all’esperto. Le domande poi sono suddivise per temi. Ogni alunno le riporta sul proprio quaderno
Gruppo classe
Fogli di carta
LIM
Attività di selezione e  scrittura
1h
6
Sapere parlare in pubblico; condurre una intervista; interloquire con un adulto
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia; Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni incontrano l’esperto e gli pongono le domande elaborate. L’incontro viene filmato (se possibile). Gli alunni sono anche invitati a formulare domande non previste che scaturiscano dalle parole dell’intervistato. 
Gruppo classe
LIM
Videocamera
Attività d’intervista
2h
7
Valuatare l’esperienza.
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia; Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni riflettono con il docente sull’esperienza e ne esaminano i punti di forza e quelli da migliorare
Gruppo
classe
LIM
Discussione guidata
1h
8
Sapere pianificare
Italiano; Geografia; Cittadinanza e Costituzione; Storia;
Storia dell’arte; Inglese
Gli alunni in piccoli gruppi discutono tra loro per pianificare una nuova esperienza e riportano le loro proposte su un foglio di quaderno
Gruppi
Foglio di quaderno
Attività di riflessione e di programmazione
1h
10h in aula

LA METODOLOGIA DELL’INTERVISTA

I documenti contenuti in questa sezione vogliono soltanto essere un aiuto a chi volesse fare sperimentare ai propri studenti la metodologia dell’intervista.

Secondo noi, sono un valido supporto per la loro chiarezza e sintesi. Alla fine di ogni documento abbiamo anche segnalato le fonti per ulteriori ed eventuali approfondimenti.

L’INTERVISTA (1° documento)

L’intervista è una forma di articolo in cui un giornalista pone delle domande a un personaggio conosciuto, su argomenti o avvenimenti di grande interesse per il pubblico dei lettori. Si tratta di una tipo di giornalismo molto gradito dal pubblico, in cui si possono far conoscere ai lettori personalità interessanti oppure sviscerare con piacevolezza e leggerezza argomenti altrimenti di complessa trattazione (intervista tematica).
Di recente il noto critico letterario Alfonso Berardinelli relativamente all’intervista ha scritto: “Nella sua apparente facilità, l’intervista è un genere giornalistico dei più preziosi. Se fatta con intelligenza e passione diventa un genere letterario”.

Per condurre una buona intervista:

a) bisogna saper interpretare i desideri e le aspettative del pubblico;

b) saper formulare domande chiare e suscitare nell’intervistato risposte altrettanto chiare, comprensibili al target di lettori cui ci si rivolge;

c) mettere a proprio agio l’intervistato, in modo che possa aprirsi liberamente; evitare atteggiamenti giudicanti, aggressivi o inibitori; prepararsi sulla personalità e sull’attività dell’intervistato prima di eseguire l’intervista;

c) sensibilità e abilità nel saper condurre la conversazione in modo da cambiare argomento senza procedere con bruschi e immotivati scarti.

d) protagonista dell’intervista è l’intervistato, non l’intervistatore, il quale quindi si manterrà sullo sfondo e comparirà il meno possibile;

e) poiché l’intervista occupa generalmente lo spazio di un articolo di giornale, le domande e le risposte dovranno essere sintetiche. Qualora si renda necessario, in fase di stesura si procederà agli opportuni tagli, senza tuttavia stravolgere il contenuto dell’intervista stessa.

Come modelli di intervista, utilissimi anche sul piano didattico e della crescita culturale personale, si può fare riferimento alle Interviste impossibili, dove il genere intervista assurge a grande letteratura e alla collana dei Saggi Tascabili Laterza, molti dei quali sono saggi monografici, dove interviste tematiche a personalità di rilievo riescono, proprio grazie a un vivace e brillante stile conversazionale, a chiarire ai lettori argomenti generalmente ritenuti di difficile comprensione.

  • Riferimenti bibliografici:
    AA.VV., Saper scrivere. I segreti della scrittura alla portata di tutti (CD-Rom), Gruppo Editoriale L’Espresso, 2003
    AA.VV.,
    Tutto su la prova scritta d’italiano dell’esame di stato, Firenze, Sandron, 1999
    Materazzi, M., Presutti, G.,
    Nonsolotema. Guida alle nuove prove scritte di italiano per la maturità, Torino, Loescher, 1999da: http://www.interruzioni.com/intervista.htm

L’INTERVISTA (2° documento)

Dialogo tra un giornalista e un’altra persona che risponde alle sue domande. Il giornalista ricorre all’intervista per acquisire la testimonianza di chi ha assistito a un fatto; il parere di un esperto su un episodio di attualità; il pensiero di una personalità della politica, dell’economia, dell’arte, dello spettacolo e dello sport; l’opinione della gente comune su un argomento di discussione.

1. Tecnica dell’intervista

L’intervista è un genere giornalistico solitamente finalizzato all’approfondimento. Le sue regole sono semplici: il giornalista deve scegliere l’interlocutore più adatto alla sua indagine; non deve apparire né troppo aggressivo, né troppo remissivo nei suoi confronti; deve conoscere, se è possibile, la storia e la personalità dell’intervistato; deve preparare la scaletta delle domande e avere la capacità di cambiarle o integrarle nel corso del dialogo; deve porgere domande brevi, chiare, precise e non allusive.
All’intervista vera e propria, segue la fase della trascrizione (per i giornali) o del montaggio (per la radio-televisione). Il giornalista deve conservare la fedeltà al senso delle risposte rese dall’intervistato e rispettare la scansione domanda-risposta.
L’intervista ha sempre una ambientazione. L’intervistatore deve riferire il posto, il tempo e il contesto nel quale un’intervista è stata realizzata e ciò non solo per motivi di colore, ma per facilitare la comprensione dell’avvenimento nella sua interezza. La descrizione di un ambiente, l’ascolto di effetti sonori nell’intervista radiofonica o la visione delle immagini in quella televisiva, completano il messaggio informativo (ad es. diversa può essere l’intervista concessa dal presidente del Consiglio nel suo studio di palazzo Chigi, da quella raccolta per strada mentre si trova in vacanza; di grande spessore informativo è l’intervista a un soldato raccolta sul fronte, rispetto a quella realizzata in caserma; nel dibattito politico è importante spiegare ai lettori se l’intervistato conosceva o non conosceva le dichiarazioni di altri personaggi quando una intervista è stata realizzata; e così via).

2. Etica dell’intervista

L’i.g. pone inoltre problemi deontologici di notevole importanza. È eticamente scorretta l’intervista compiacente a un leader politico (la cosiddetta ‘i.g. in ginocchio’). Lo stesso vale per l’intervista concordata (scambio preventivo di domande e risposte scritte), ‘ammorbidita’, senza contraddittorio, promozionale o, addirittura, realizzata in cambio di danaro o vantaggi di qualsiasi genere. È altresì scorretta l’i.g. realizzata in dispregio di uno qualsiasi dei canoni tecnici descritti nel paragrafo precedente, sia in caso di negligenza sia in malafede. Bisogna poi rilevare che l’i.g. a un esperto può essere anche un comodo espediente per il giornalista che non vuole compiere maggiori approfondimenti personali sull’argomento o non abbia voglia di spiegare ai suoi lettori un determinato avvenimento. Deplorevole è anche l’uso di propagandare come “sondaggio” di voci non statisticamente rappresentative su un determinato argomento. Scorretta è poi anche l’intervista realizzata per compiacere il proprio editore.
Nella fase della trascrizione o del montaggio sono possibili episodi di vera e propria manipolazione del pensiero ai danni dell’intervistato. Ciò è tecnicamente possibile nell’intervista radio-televisiva attraverso il taglio sapiente di parole o pezzi di discorso, oppure con l’interpolazione di domande suggestive o inesistenti nella conversazione originaria. Nella carta stampata le mistificazioni sono possibili attraverso una scorretta trascrizione delle parole dell’intervistato o la decontestualizzazione di frasi da lui effettivamente pronunciate. (È in ogni caso una buona regola, anche se l’intervista non è destinata alla riproduzione radio-televisiva, registrare il colloquio per mettersi al riparo da una rettifica o da una smentita dell’intervistato).

3. L’i.g. al tempo di Internet

Si va facendo strada una nuova forma di i.g. telematica. È quella che coinvolge personalità di grande rilievo istituzionale in ‘fili diretti’ che si svolgono in chat o in veri e propri forum. Essa consente il contatto in tempo reale con l’intervistato e la partecipazione di più intervistatori al dialogo. La mancanza in molti casi di una mediazione giornalistica è uno dei limiti di una pratica destinata a crescente diffusione.

4. Una ribalta spesso non gradita

Una i.g. può spesso cambiare la vita di una persona. La grande ribalta televisiva o dei giornali, induce a usare massima delicatezza nella scelta degli intervistati e oculatezza nella esposizione degli stessi. Il giornalista deve evitare che da una intervista giunga all’intervistato una pubblicità non gradita o un pregiudizio alla vita quotidiana. Sono perciò da evitare le interviste ai minori e quelle che denunciano realtà compromettenti per le quali devono essere garantiti l’anonimato e la non identificabilità dell’intervistato (ad es. l’i.g. a un pentito di mafia).

Preziosi Antonio , Intervista giornalistica, in Franco LEVER – Pier Cesare RIVOLTELLA – Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/04/2016).

L’INTERVISTA (3° documento)

Come fare un’ intervista

L’intervista è un dialogo tra un intervistatore e un intervistato. Quest’ultimo può essere un personaggio di spicco o semplicemente una persona in possesso di informazioni utili all’intervistatore per vari scopi.

L’intervista è simile ad un articolo giornalistico, dal quale però si distacca in quanto, oltre ad articolarsi in domande e risposte, può essere divulgata attraverso vari mezzi di comunicazione, giornale, radio, televisione o internet.
L’intervista è uno strumento di comunicazione che mette in gioco non solo l’abilità del giornalista, ma anche la sua professionalità, in quanto egli è responsabile di riportare i contenuti in modo corretto, senza mai alterare il significato di quando dichiarato dall’intervistato.
Un’intervista di qualità dovrebbe essere originale e offrire spunti interessanti, senza cadere nel banale o noioso.
In linea di massima, si possono suddividere le interviste in due macro categorie: quelle tematiche, che cercano di approfondire un tema attraverso le risposte dell’intervistato, e quelle personali che, mirano a far conoscere il protagonista ai lettori.

Non tutti i giornalisti sono bravi intervistatori

L’intervista rappresenta una delle fondamentali attività di giornalismo. Se da un alto alcuni giornalisti hanno capacità innate di intervistatori, altri si sentono a disagio nel porre domande ad altre persone, con il risultato di interviste poco riuscite.
Le competenze di base per diventare un buon intervistatore possono comunque essere imparate, a partire da alcuni consigli per realizzare una buona intervista.

L’attrezzatura

Il classico taccuino e una penna sono facili da usare, e rappresentano la più classica delle attrezzature per condurre un’intervista; i registratori consentono invece di non perdere nemmeno una parola detta dall’intervistato, ed è pertanto lo strumento più diffuso tra gli intervistatori.
Molti giornalisti alle prime armi si lamentano di non riuscire mai a riportare tutto ciò che una fonte ha detto in un’intervista, in quanto incapaci di scrivere abbastanza velocemente per ottenere le citazioni esattamente come dette. In realtà non è necessario riportare virgola per virgola tutto quanto detto, anche perché, in fase di rielaborazione, quasi mai si utilizza interamente tutto il materiale dell’intervista.

Intervista diretta e indiretta

L’intervista diretta è quella che prevede la tipica alternanza di domanda e risposta, mentre quella indiretta è quella che riporta le parole dell’intervistato, inframmezzate dalla cronaca del giornalista.
Se da un lato la tecnica diretta è più immediata, quella indiretta lascia più spazio alle considerazioni del giornalista.

Tipologie di intervista

  • Intervista televisiva. L’intervista televisiva altro non è che un incontro faccia a faccia tra l’intervistatore e l’intervistato, caratterizzata da un impatto maggiore, in virtù dell’immagine. L’intervistato può essere un personaggio noto o una persona qualunque che è stata protagonista o testimone di un fatto rilevante.
    Dal momento che l’intervista televisiva è limitata nel tempo, risulta meno profonda di quella scritta.
    Attualmente questo tipo di intervista è diventato protagonista di molti talk-show, in cui il conduttore dialoga con uno o più ospiti, in un misto di informazione ed intrattenimento che tende a voler compiacere il pubblico.
  • Intervista giornalistica. A differenza di altri mezzi di comunicazione come radio e tv, il giornale offre maggiori opportunità di riflessione e la possibilità di scegliere le informazioni in base ai propri interessi, in virtù del fatto che si tratta di un testo scritto. L’intervista giornalistica può trattare tematiche politiche, culturali, sportive, o relative a fatti di cronaca. Inoltre può prevedere la classica alternanza di domanda e risposta oppure può assumere la forma di un articolo che riporta tra virgolette le parole del personaggio intervistato.
  • Intervista telefonica. L’intervista telefonica si rivela utile quando viene meno la possibilità di incontrare direttamente la persona da intervistare. Al termine dell’intervista, il giornalista rielabora le risposte e ne fa un articolo. L’intervista telefonica offre meno informazioni di un’intervista dal vivo, ma ha il vantaggio di creare meno imbarazzo nell’intervistato, con il risultato di un discorso più fluido.
  • Intervista radiofonica. Dal momento che viene a mancare l’immagine, l’intervista radiofonica risulta più intima e in qualche modo più autentica, priva dei limiti temporali imposti dai programmi televisivi. Anche in questo caso le tecniche sono le stesse (alternanza domanda/risposta), con il vantaggio che l’intervistato tende a parlare con maggiore libertà e sincerità. La regola principale è però quella di non sovrapporre mai le voci, per evitare confusione.

Chi intervistare

Il primo passo nel realizzare un’intervista è naturalmente scelta dell’intervistato: può essere un personaggio noto, un testimone di un fatto di cronaca o un esperto di una qualsiasi materia.
Indipendentemente da chi sia l’interlocutore, l’intervistatore dovrebbe sempre documentarsi sulla persona da intervistare e sulle vicende di cui è stato protagonista o testimone. In questo modo potrà porre le giuste domande che aiuteranno a sapere qualcosa in più sul tema trattato.

Cosa chiedere

Una buona intervista si compone di domande precise, che non danno spazio a risposte troppo generiche e che tutti quegli aspetti che permettano di ottenere il maggior numero di informazioni possibili su quel determinato argomento.
Generalmente l’intervista si apre con domande semplici per mettere l’intervistato a proprio agio, per poi passare a domande più complesse, che costituiranno il nucleo dell’intervista.
Nonostante si sia preparata una scaletta con le varie domande, occorre tenere presente che essa è puramente orientativa, in quanto ogni domanda è conseguenza di una risposta precedente. Un giornalista esperto dovrebbe saper prevedere le risposte, eventualmente glissando in caso di reticenza nell’intervistato.
La possibilità di formulare domande “aperte” è molto importante . Una domanda aperta (ad esempio: “Cosa pensi dei candidati alle prossime elezioni?”) è progettata per favorire risposte articolate, coinvolgendo spesso le conoscenze del soggetto intervistato. Al contrario, le domande di tipo “chiuso” (ad esempio: “Chi voterai alle prossime elezioni?”) favoriscono una risposta più breve.

Preparare le domande

Scrivere le domande per un’intervista richiede impegno e, al tempo stesso, rappresenta l’attività principale per un intervistatore: una scaletta ben preparata e interessante è la vera chiave per un’intervista di successo. Al contrario, sottovalutarla, significa rischiare di creare contenuti poco interessante per i lettori. Uno degli aspetti da tenere in considerazione è che, se da un lato è vero che il protagonista su cui costruire le domande è l’intervistato, dall’altro occorre sempre tenere a mente che l’intervista nasce per soddisfare le esigenze dei lettori: ecco perché è fondamentale immedesimarsi con essi, pensando a fare quelle domande che potrebbero sorgere spontanee a molte persone, un’operazione che consente di costruire interviste più stimolanti e coinvolgenti, ottenendo un parere positivo da parte di chi legge..

  • Raccolta delle informazioni. Si tratta del primo passo da intraprendere, una fase in cui è necessario essere attenti e scrupolosi per non tralasciare alcun dettaglio. Se si desidera realizzare un’intervista interessante e originale, toccando punti mai toccati prima, occorre studiare con attenzione l’intervistato e l’argomento da trattare, cercando di reperire altre interviste simili per evitare di formulare le stesse domande.
  • Creare un percorso. Per realizzare un’intervista stimolante, occorre considerare le singole domande come un percorso, caratterizzato da una serie di passaggi consequenziali che rendono il tema trattato più chiaro e comprensibile.
  • Domande dirette. Se si opta per domande troppo vaghe e generiche, l’intervista potrebbe risentirne in termini di coinvolgimento. Sebbene le domande dovrebbero sempre lasciare un margine di libertà nella risposta, esse andrebbero comunque impostate in modo tale da circoscrivere le informazioni richieste. Anziché generare risposte troppo dispersive, sarebbe meglio aumentare il numero di domande.
  •  Vietato strafare. Una buona intervista dovrebbe puntare al cuore del problema ed indagarlo in modo approfondito e dettagliato, tuttalpiù introducendo l’argomento anteponendo all’intervista una breve presentazione.

Lo stile

A secondo del tipo di intervista, si può optare per un approccio diverso. È importante trovare il giusto approccio a seconda della natura del colloquio. Ad esempio, nel caso della classica intervista in cui si pongono delle domande ai passanti, l’approccio deve essere conversazionale e alla mano, mentre un tono professionale sarà richiesto quando si intervistano persone abituate a trattare con i giornalisti.

La fase post intervista

Al termine del colloquio, allontanare il bloc-notes o spegnere il registratore e optare per una chiacchierata informale: in questo modo, oltre a dimostrarsi educati e lasciare una buona impressione, l’intervistato potrebbe lasciarsi andare a ulteriori confidenze.
Nel caso ci si sia persi una domanda dell’intervista, richiamare il soggetto intervistato in un secondo tempo, per ottenere la risposta.

Rielaborazione

La maggior parte degli intervistatori registra l’intervista, in modo da poterla rielaborare con calma, eventualmente selezionando le domande e le risposte più interessanti ed eliminando quelle inutili o di scarso interesse.
Naturalmente i linguaggio viene talvolta rivisto, soprattutto nel caso fosse scorretto nel corso dell’intervista, in modo tale da renderlo comprensibile ad un pubblico vario.

Ulteriori consigli

  • Per rendere l’intervista più piacevole, è consigliabile inframmezzare le domande con qualche aneddoto, in modo da divertire l’ascoltatore e rilassare l’intervistato.
  • Mai andare impreparati ad un’intervista, al contrario prepararsi adeguatamente sulle informazioni di base, il contesto e le prospettive del tema in questione. Anche un motore di ricerca come Google può essere un buon punto di partenza per le proprie ricerche, a patto di analizzare con attenzione i risultati ottenuti e possibilmente verificare le informazioni.
  • Il tono di voce può influenzare la risposta: a domande divertenti seguiranno quasi sicuramente risposte divertenti, a domande stimolanti corrisponderanno risposte ispirate.
  • Stabilire un rapporto con l’intervistato, evitando che questi inizi a divagare su argomenti che non sono di alcuna utilità ai fini dell’intervista.
  • Lasciarsi guidare dalla curiosità, cercando di scoprire tutto ciò che si desidera sapere sulla persona intervistata.
  • Evitare i luoghi comuni, cercando di formulare le domande in maniera originale, in modo da provocare risposte più accattivanti.
  • Evitare di ottenere risposte monosillabiche, utilizzando il più possibile le domande aperte, che stimolano l’intervistato ad esporre in modo articolato sull’argomento.
  • Optare per un abbigliamento adeguato. Il proprio aspetto influenzerà il modo in cui l’intervistato risponderà.
  • Sorridere, mantenere il contatto visivo e sedere in posizione eretta.
  • Evitare di far sembrare che la propria non sia altro che l’ennesima intervista in cui si riciclano sempre le stesse domande.
  • Essere onesti. Mentire o omettere informazioni importanti non solo è immorale, ma potrebbe danneggiare la propria carriera a lungo termine.
  • Mai esprimere giudizi personali sull’intervistato o su quanto raccontato in sede di colloquio.
  • Non interrompere l’intervistato in modo brusco. Se si interrompe bisogna farlo per qualche motivo valido, come per esempio chiedere maggiori dettagli su quello di cui sta parlando oppure per chiedergli di spiegare meglio qualcosa.
  • Fare domande appropriate, seguendo il filo del discorso: ogni connessione che si formerà tra le varie domande contribuirà alla solidità dell’articolo.
  • Esporre le domande in modo chiaro e sintetico, e lasciare che la persona parli senza più intervenire.
  • Mostrare empatia, specialmente nel caso si tocchino argomenti sensibili, eventualmente chiedendo il permesso prima di fare domande impegnative o imbarazzanti.
  • Evitare di parlare di se’ stessi o di aggiungere le proprie opinioni. Al pubblico non interessano le opinioni dell’intervistato.
  • Il mestiere dell’intervistatore è strettamente associato con la psicologia: ecco perché è importante che l’intervista permetta di indagare a fondo nel pensiero dell’intervistato.
  • Cercare di raccogliere aneddoti, momenti di vita legati a situazioni o persone collegate al tema di cui si sta parlando. Questo materiale aggiuntivo serve a rendere l’intervista più brillante e interessante.
  • Prima di chiudere l’intervista e congedare l’intervistato, fare un breve controllo delle risposte. Spesso tale fase viene ignorata, mentre è molto importante per verificare di aver seguito correttamente la propria scaletta.

http://www.marcotogni.it/come-fare-intervista/

L’INTERVISTA (5° documento)

Laboratorio di giornalismo: l’intervista

Obiettivo: realizzare un questionario-intervista da sottoporre a un campione di persone sul fenomeno della globalizzazione.

L’intervista è un servizio giornalistico realizzato attraverso una serie di domande, con le relative risposte. Si può intervistare un personaggio noto oppure gente comune per raccogliere informazioni e dichiarazioni su un evento o un tema. Le interviste, registrate o riportate su un taccuino, vanno poi sistemate dal giornalista che deve eliminare ripetizioni e il superfluo.

Per aiutarti a realizzare la tua intervista eccoti alcuni spunti di riflessione.

1. Come si organizza un’intervista

Insieme ai compagni di classe, rifletti su quelli che saranno i destinatari delle domande e su ciò che volete scoprire tramite l’intervista. Dividetevi in piccoli gruppi, in base alle diverse tipologie degli intervistati: un gruppo penserà alle domande per i coetanei, un altro a quelle da rivolgere a genitori e insegnanti, l’ultimo a quelle per i commercianti.

Prima di iniziare le interviste dovete avere ben chiaro in mente i destinatari e gli scopi della vostra intervista.

Rispondere a queste domande potrà facilitarvi il compito:

  • chi viene intervistato?
  • chi fa le interviste?
  • che forma avrà l’intervista: domande a voce, questionario scritto… ?
  • quando verrà realizzata l’intervista, quando sarà pronta?
  • dove viene fatta l’intervista?
  • perché viene fatta?

Una buona idea potrebbe essere partire proprio dalla scuola. Magari prima dell’inizio o alla fine delle lezioni, per non essere d’intralcio allo svolgimento delle attività didattiche. Decidete anche se usare un registratore oppure scrivere le risposte su un taccuino. Esercitatevi tra voi nel ruolo dell’intervistatore e dell’intervistato per acquisire sicurezza e fare le prove tecniche di registrazione.

2. Tecnica di un’intervista

Prima di formulare le domande presentatevi e chiedete al soggetto se è disposto a farsi intervistare. Partite dalle domande più semplici per mettere a suo agio l’intervistato. Guardate il soggetto negli occhi quando fate le domande. Se per annotare le risposte vi occorre troppo tempo è bene usare un registratore. Attenetevi alle domande che avete preparato, evitate improvvisazioni. Dopo aver ricevuto le risposte, date all’intervistato la possibilità di fare a sua volta delle domande, siate sempre gentili e educati. Finita l’intervista ringraziate e comunicate all’intervistato quando verrà pubblicata la sua intervista e dove potrà trovarla.

3. L’intervista telefonica

Ogni alunno potrà fare una piccola inchiesta telefonica in cui somministrare anche ad amici e parenti le stesse domande preparate precedentemente. Per realizzare queste interviste telefoniche bisognerà cercare di essere quanto più possibile chiari e concisi. L’intervista telefonica abituerà gli intervistatori ad utilizzare un tono impersonale e distaccato, in modo da non condizionare l’intervistato. La comunicazione via telefono, basandosi sulla sola voce, abitua ad usarla sempre con estrema attenzione. L’intervista telefonica, inoltre, offre ai più timidi la possibilità di leggere le domande e di vincere l’imbarazzo. Inserendo il “viva voce” sarà anche possibile registrare l’intervista realizzata.

4. Gli argomenti

Ora sei pronto per realizzare le tue interviste. Gli argomenti possibili sono tanti: dalla globalizzazione alle critiche che frequentemente vengono rivolte a questo fenomeno, al consumismo (nei due contrapposti fenomeni dell’”usa e getta” e dell’”acquisto selvaggio”), al processo di integrazione tra culture diverse che la globalizzazione comporta.

Prima di intervistare i nostri soggetti dobbiamo chiederci che cosa vogliamo sapere e da chi. Se, ad esempio, vogliamo occuparci del consumismo, possiamo decidere di intervistare dei ragazzi che stanno uscendo pieni di buste da un negozio, oppure i loro genitori, ma anche gli stessi commercianti (il gestore di un negozio, il proprietario di una bottega artigianale, un commesso). A seconda di chi sarà il nostro intervistato cambieranno il modo di fare l’intervista e anche le domande. Ricorda che nel corso dell’intervista devi trasmettere sicurezza e allo stesso tempo far sentire a suo agio l’intervistato.

5. Le domande possibili

Quelle che seguono sono alcune delle domande che potresti inserire nella tua intervista. Prova a inventarne altre, in base ai tuoi interessi e a quello che desideri che emerga dalla tua intervista.

  1. Conosci la parola “globalizzazione”?
  2. Che cosa significa?
  3. Potresti farmi degli esempi pratici di questo concetto?
  4. Preferisci fare acquisti ai grandi magazzini o nei piccoli negozi del tuo quartiere?
  5. Ti è mai capitato di acquistare qualcosa solo per averne visto la pubblicità in tv?
  6. Quando butti un jeans vecchio, lo fai perché è ormai consumato o perché ne vuoi uno nuovo, magari più alla moda?
  7. Cosa significano le parole “multiculturale”, “multietnico”, “multirazziale”? Pensi che queste parole siano attinenti col fenomeno della globalizzazione?
  8. Che cos’è una “multinazionale”?
  9. Secondo te la globalizzazione è un processo positivo o negativo per la nostra società?
  10. Descrivi alcuni aspetti positivi e altri negativi di questo fenomeno.

6. Gli eroi del “cous cous clan”

Leggi il seguente brano e poi commentalo rispondendo alle domande.

Mohammed Najeeb, palestinese, fa 50 anni a dicembre, lavora a Gerusalemme, professione “chef”. Boaz Cohen, israeliano, ha la metà degli anni di Mohammed e anche lui fa lo “chef”, anche lui a Gerusalemme. Si sono incontrati, tutti e due, molto lontano dal loro paese, in Sicilia: per sfidarsi pacificamente, a tavola, su chi preparerà il miglior cous cous. Assieme a Mohammed e Boaz, a San Vito sono arrivati altri sette chef, provenienti da Italia, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal e Marocco, tutti in gara e tutti in rappresentanza ufficiale del loro paese, con tanto di addetto diplomatico al seguito e inni nazionali suonati alla presentazione dei piatti. Un piccolo fenomeno “glocal” di trasversalità politico-gastronomica.

Cous cous, maftoul, kseksou, cuscusù, cascasa, sekso, kuski, burgul, tabuleh… sono solo alcune delle innumerevoli denominazioni di un cibo antichissimo, che ha viaggiato per secoli da una sponda all’altra del Mediterraneo, attraversando il deserto fino all’Africa equatoriale, e l’Oceano sulle navi portoghesi fino al Brasile. Un cibo che ha messo in comunicazione popoli lontanissimi per cultura, tradizione e religione, declinandosi in infinite varianti stagionali, regionali, familiari. Amalgama di semola, sapori e culture, il cous cous è forse per eccellenza “il cibo delle tre religioni”, preparato indifferentemente da cristiani, ebrei e musulmani.

Cibo, tra l’altro, molto più italiano di quanto non si creda. Ne esistono tre versioni siciliane, tre sarde, e perfino una livornese. A Carloforte, nel sudovest della Sardegna, si chiama “Cascà”, retaggio di cristiani genovesi fuggiti da Tabarka nel `700. A Livorno lo portarono invece i mercanti ebrei tunisini e lo chiamano “Cuscussù”. Basta spostare l’accento di due sillabe e si ha il “Cùscusu” trapanese, che oltre ad essere quasi certamente la versione italiana più antica, è quella tradizionale a San Vito Lo Capo. Qui pare lo abbiano portato i berberi nel IX secolo, oppure i cristiani riscattati ai pirati mori fin dal V secolo, e non manca chi suggerisce addirittura un’origine fenicia (ma sul ricettario di Archestrato di Gela, 400 A.C., il più antico conosciuto, in realtà non c’è traccia di cous cous). D’altra parte Tunisi dista poche ore di navigazione da Trapani: come non pensare ad uno scambio lento e continuo nel tempo? Certo è che il cous cous è ormai diventato il cibo simbolo della globalizzazione, addirittura più del riso e della pasta: nel web le ricette di cous cous sono ormai di gran lunga le più scaricate, e nelle ricerche gastronomiche su Yahoo la parola cous cous resta stabile al primo posto, seguita dal sushi.

Le differenze nel modo di prepararlo (esistono anche moltissime versioni dolci) sono forse la caratteristica più evidente del cous cous, la sua vera ricchezza. […]

“Chef Kumallè”: all’anagrafe di Torino risulta essere un assai più nostrano Vittorio Castellani. Sedicente “gastro-nomade”, Kumallè (che poi sta per il piemontese “Com’è? Buono?”) A lui chiediamo che impressione ha di quattro anni di co-presenza a San Vito di israeliani e palestinesi: “Questa è una rassegna gastronomica, non un summit sulla pace, però davanti al cibo, anche se non ci si parla… ci si parla lo stesso”.

(da Massimo Bongiorno, il manifesto, 26 settembre 2004)

1. Che cos’è il cous cous?

2. Di quale cultura è tipico?

3. Perché i più grandi cuochi di tutto il mondo si sono dati appuntamento in Sicilia?

4. Cosa c’entra una gara gastronomica con la pace?

5. Se dovessi preparare per un tuo amico straniero un piatto tipico della tua terra, quale sceglieresti e perché?

http://www.simonescuola.it/globalizzazione/lab1.htm

L’INTERVISTA (6° documento)

PREPARARE, REALIZZARE, SCRIVERE L’INTERVISTA 

Regole fondamentali: come si prepara e come ci si comporta.

Ada Guglielmino giornalista professionista freelance, già redattrice di Gravità Zero ci racconta la sua esperienza di intervistatrice mettendo in luce i punti di forza di un’intervista senza dimenticare il lato pratico del lavoro giornalistico.

Che cosa è una intervista?
Sergio Lepri , già direttore dell’agenzia Ansa e docente di scuole di giornalismo, la definisce così:
“Un dialogo tra un giornalista e un interlocutore che lo ha accettato conoscendone gli scopi: rendere pubbliche le sue risposte”.

Secondo la giornalista e critica cinematografica recentemente scomparsa Lietta Tornabuoni:
“Si pongono domande a chi sa qualcosa più degli altri, a chi sa qualcosa di nuovo e di diverso, a chi è stato testimone di eventi cui gli altri non erano presenti. Attraverso le risposte, anche la comunità dei lettori viene informata”.

Il punto di partenza dell’intervista è la preparazione:
“La prima domanda da porsi è: quali sono le domande giuste le cui risposte interessano il nostro lettore? Ma non basta: perché dobbiamo conoscere il più possibile sulla persona che andiamo a intervistare.
Non si può arrivare impreparati, senza neppure sapere cosa ha fatto nella sua carriera.
Oggi, grazie ad Internet, le informazioni si trovano facilmente e in tempi brevi. Io cerco notizie, leggo altre interviste, cerco i filmati su YouTube, perché il video è in grado di mettere in evidenza anche gli aspetti umani, aiutandomi a personalizzare meglio le domande.
Spesso i filmati amatoriali possono svelare molto di un personaggio in situazioni più informali ”.

La preparazione comprende la cosiddetta scaletta, dove si decide quali saranno le domande da porre:
“La scaletta non deve essere rigida, ma un punto di partenza per un dialogo con la persona, partendo dalle domande più semplici e dirette per arrivare a quelle più provocatorie. La bravura del giornalista sta nel capire quando saltare una domanda e/o rivolgerne un’altra, in base a come vengono date le risposte o ai tempi concessi per l’intervista.
L’esperienza in questo caso gioca un ruolo importante. Nel mestiere di giornalista si impara molto anche dagli errori”.

Spesso per ottenere una intervista si deve contattare l’ufficio stampa o un portavoce, per esempio quando la persona riveste un ruolo istituzionale o è famoso.

“In questi casi può succedere che l’ufficio stampa fissi un tempo limite o che voglia vedere prima la scaletta delle domande. In questo caso il mio consiglio è di selezionare le domande più importanti, ma nulla vieta durante l’incontro di porne altre se il tempo a disposizione lo consente. L’intervistato può sempre – è un suo diritto – rifiutare di rispondere.
L’importante è essere sempre professionali, ma anche flessibili e in grado di adattarsi alla circostanza”.

Cosa si fa dopo? Come si comincia?
Non dimentichiamo mai che la persona che stiamo intervistando ci sta concedendo il suo tempo e sta condividendo con noi i suoi saperi e le sue competenze, perciò le regole di buona educazione non devono mai essere dimenticate:
“ Lo so che può sembrare banale, ma in molte occasioni ho visto dei colleghi fare delle figuracce. Presentarsi e qualificarsi è il punto di partenza. In questo modo l’interlocutore saprà con chi sta parlando e sarà un buon inizio per ottenerne la fiducia”. Ascoltando le risposte bisogna saper cogliere anche la comunicazione non verbale, per capire la reazione dell’intervistato alle domande. “ Sta al giornalista saper creare un clima di complicità, e allo stesso modo saperne cogliere l’eventuale irritazione o la stanchezza”.
Dal punto di vista pratico, le domande “devono essere corte e facili, per quel che è possibile.
Non corriamo il rischio di fare a tutti i costi gli originali se non è il caso di esserlo. Seri e professionali, anche con un pizzico di leggerezza, ma solo se il contesto e l’argomento lo permettono”.

Terminata l’intervista, il materiale ottenuto dovrà essere trascritto e “confezionato”.
Spesso in questo caso è necessario un lavoro di traduzione dell’intervista:
“Consiglio di usare sempre il registratore. La sbobinatura dell’intervista è di solito un lavoro lungo e noioso, in cui bisogna trascrivere il parlato in uno scritto, snellendo i testi, riportando solo le cose più interessanti senza cambiare il significato”.

L’intervista potrà essere trascritta nella forma domanda-risposta o in forma discorsiva:
“In entrambi i casi si inizia con una breve introduzione su chi è l’intervistato e in quale occasione si svolge l’intervista.
Nella forma domanda-risposta si riportano in grassetto le domande e in corsivo le risposte, mentre nell’intervista discorsiva, si racconta l’intervista e i pezzi del parlato vengono virgolettati. Una regola non va dimenticata: nel testo usare sempre il Lei, anche se parlando con l’intervistato si è usato il tu”.
Di tutto il materiale raccolto solo una parte diventerà l’intervista pubblicata e in questa fase sarà importante ricordare eventuali richieste di off the records:
“L’intervistato si può rifiutare di rispondere alle nostre domande oppure ci può confidare qualcosa che poi non vuole che venga pubblicato. Questo, a mio parere, va rispettato”.

Una forma differente di intervista è quella che risulta da una conferenza stampa o da una intervista collettiva, dove i ruoli sono ben chiari, da un lato i giornalisti con le loro domande dall’altra il personaggio pronto a rispondere:
“La conferenza stampa è un’ottima occasione per avere il personaggio a disposizione. Ma bisogna saper anche cogliere l’opportunità del ‘dopo’. Se i tempi e l’occasione lo permettono, a volte fuori dall’ufficialità, quando il clima è rilassato, si possono approfondire alcuni aspetti o porre domande più specifiche”.
Quindi l’intervista richiede preparazione, struttura, professionalità, umanità ma anche un pizzico di fortuna.Qualche trucco o consiglio pratico?
“Io giro sempre con registratore e taccuino. Il primo mi serve per riportare la terminologia corretta, tanto più importante quando l’argomento è scientifico o tecnologico, il secondo mi serve per annotarmi impressioni, emozioni, anche solo con parole-chiave.
Se la persona da intervistare è straniera e c’è una interprete a disposizione, a meno che non si conosca perfettamente la lingua, è meglio far lavorare l’interprete. Non solo si evitano errori, ma si guadagna tempo prezioso per prendere appunti e cambiare o formulare nuove domande. Evitiamo anche di dover dimostrare quanto siamo bravi e colti.
Siamo lì per porre domande e per ottenere delle risposte, non per fare promozione di noi stessi”.

Non sempre però è possibile trovarsi di fronte alla persona da intervistare. Si possono mandare le domande e ottenere le risposte via email?“Io cerco di farlo solo quando tutte le altre strade non sono percorribili, perché è una scorciatoia in cui manca l’interazione tra le persone, che è il vero valore aggiunto di una intervista.
Si possono anticipare le domande, ma oggi con Skype si può parlare con una persona anche all’altro capo del mondo in video, magari facendo qualche sacrificio con i fusi orari… Invece l’email è utile per far rileggere l’intervista.
Lo ritengo un gesto di cortesia nei confronti della persona intervistata. E se abbiamo il contatto dell’ufficio stampa, è altrettanto apprezzato, soprattutto quando si scrive online, inviare il link all’ufficio stampa.
Così si viene inseriti nelle rassegne stampa, che è anche un modo per aumentare la nostra visibilità”.

http://www.giornalismo-scientifico.org/2011/05/preparare-realizzare-scrivere.html

E se volete sapere di più sulle icone…

Video 

Bibliografia 

  • Gianluca Busi, Il segno di Giona, Edizione Dehoniane, Bologna
  • Georges Drobot, La lettura delle icone. Introduzione storico – teologica all’icona della Natività, EDB, Bologna 2000
  • Graziano Lingua, Icona e avanguardie. Percorsi dell’immagine in Russia, Silvio Zamorani editore, torino 1999
  • Giancarlo Pellegrino, “Il tuo volto Signore, io cerco”, L’icona. Il rinvenimento della presenza, San Lorenzo, Bologna 1995
  • Gaetano Passarelli, I segreti dell’iconografia bizantina, Arkeios, Roma 2003

Sitografia 

A cura di:

  • Prof.re Alessandria
  • Prof.ssa Parisi
  • Prof.ssa Bera
  • Prof.ssa Sereno
  • Prof. Alberto Cornero

Ph. credit wikimedia commons

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